• lunedì 2 Agosto 2021 18:24
atac crack

Deserta, per la seconda volta una delle aste dei beni immobili che Atac ha messo in vendita per adempiere al Concordato preventivo va deserta.
Stando ai documenti approvati dal Tribunale, Atac avrebbe dovuto incassare quasi 92 milioni di euro dalla vendita di una serie di beni immobili: 15 lotti in totale, affidati alla Yard Real Estate, che nelle ottimistiche previsioni del Campidoglio avrebbero dovuto fruttare ad Atac 91 milioni e 995mila euro.
E di questi, 46 avrebbero già dovuto essere in cassa dato che a maggio scorso c’è stata la prima asta per 10 lotti (su 15 totali). Invece nel 2020 si è venduta solo una ex sottostazione elettrica a viale Etiopia (1940 metri quadri totali, fra edificio e terreno), ceduta per 900mila euro.
Il 16 e 17 marzo scorsi si è celebrata la seconda asta per 7 lotti, tutti “in seconda convocazione”. Stavolta si è venduto solo un’area di 3mila metri quadri, in via delle Cave Ardeatine (zona Piramide) adibita a parcheggio, con un incasso di un milione 292mila euro invece del milione e mezzo richiesto nel 2020.
In totale, dunque, Atac ha incassato solo 2 milioni e 192mila euro di incasso al posto dei 92 milioni preventivati. 
Nell’asta di marzo, è stato fatto un secondo tentativo per vendere l’immobile (occupato) di via Tuscolana a Lucio Sestio dove ha sede la casa delle donne Lucha y Siesta. La Regione Lazio aveva indicato la volontà di acquistarlo ma l’asta è andata deserta nonostante lo sconto: da 2,6 milioni del 2020 si è scesi a 2 milioni e 80mila euro.
È andata deserta anche l’asta per la ex sede di Roma Metropolitane, sempre su via Tuscolana: da 12,5 milioni del 2020, siamo scesi a 10 milioni 650mila per l’”intero fabbricato” di circa 4.600 metri quadri.
Stesso esito – asta deserta – per un appartamento sempre su via Tuscolana, da 60 metri quadri il cui valore è sceso dai 195mila euro del 2020 ai 166mila scarsi di marzo.
Ci sono poi le aste – sempre a vuoto – per tre diverse aree. La prima, dietro il Ministero della Marina al Flaminio, per un terreno edificabile di 1360 metri quadri, qualificato però come “zona di interesse archeologico e storico”, per il quale Atac sperava di incassare un milione e 480mila euro sia nell’asta del 2020 che in quella di marzo scorso.
Le altre due sono un terreno sulla Collatina vicino il Centro Carni di circa 85.400 metri quadri, “soggetta a prescrizioni per gli interventi edilizi” e uno alla Garbatella, dietro via Libetta, da quasi 9.500 metri quadri all’interno dei quali però “è presente un fabbricato Atac non oggetto di dismissione”.
Per il terreno sulla Collatina, Atac chiedeva 4,7 milioni lo scorso anno e 3,9 ora mentre per quello a Garbatella la richiesta era di 14,5 milioni nel 2020 scesi a 12,3 quest’anno.
Fra pochi giorni – 19, 20 e 22 aprile – vanno in scena le prime aste per tre rimesse – San Paolo, 8,7 milioni; Ragusa, 10,5 milioni; Vittoria, 16,4 milioni – e tre sottostazione elettriche – San Giovanni, 3,3 milioni; Nomentana, 3,6 milioni; San Paolo, 3,4 milioni – più il secondo tentativo per la rimessa Acilia (1,4 milioni).
Che l’impresa sia impervia è testimoniato dal fatto che il Comune ha già pensato al “piano B” approvando una memoria di giunta che prevede l’acquisto delle  rimesse Vittoria, Ragusa e Acilia per 26 milioni 850mila euro, nel caso in cui anche stavolta si risolva tutto con un buco nell’acqua.

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