• venerdì 17 Settembre 2021 09:29

La soluzione del caos rifiuti è, come era abbondantemente prevedibile, ancora in altissimo mare: Ama ha lanciato un allarme per settembre paventando l’impossibilità di raccogliere 1300 tonnellate di rifiuti e ieri era convocato un tavolo in Prefettura che, però, ha dovuto affrontare il nodo Albano Laziale e rinviare ai prossimi giorni un approfondimento sul problema di settembre.

Link (7 agosto 2021) – La lettera di Ama al Prefetto sul rischio rifiuti a settembre

Albano non basta: la discarica riaperta forzatamente da Virginia Raggi, nella sua qualità di Sindaco della Città Metropolitana con un’ordinanza lo scorso 15 luglio, è troppo piccola. E non sarà in grado di reggere l’urto di Roma (e di Latina) per il tempo necessario a scavallare le elezioni comunali. Anche perché a metà settembre chiude Civitavecchia che ha esaurito gli spazi a disposizione grazie all’afflusso massiccio nell’ultimo quinquennio dei rifiuti di Roma (e di Guidonia).

Link (15 luglio 2021) – Il testo dell’Ordinanza Raggi per riaprire la discarica di Albano Laziale

E comunque da tre giorni gli accessi dei rifiuti ad Albano sono bloccati per una serie di controlli della Asl in merito alla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Teoricamente, già nelle prossime ore, fra oggi e domani, se le prescrizioni impartite dalla Asl alla Ecoambiente (la società che gestisce Albano) fossero ottemperate, i camion potrebbero ricominciare ad affluire. Tuttavia, al netto dell’esito del ricorso al Tar presentato dal sindaco di Albano Laziale, Massimiliano Borelli, e in discussione il prossimo 6 settembre, le dimensioni della discarica non sono sufficienti a garantire elezioni comunali a Roma senza dover scavalcare cumuli di rifiuti per accedere ai seggi.

L’addio a Civitavecchia fra quattro settimane, inoltre, apre una nuova voragine nelle destinazioni.

Per cui, la Regione si è mossa per trovare sbocchi ovunque: oramai i rifiuti romani sono sparpagliati per mezza penisola e, per ironia della sorte, 500 tonnellate sono destinate ad andare a Napoli, scenario pochi anni fa di una crisi analoga a quella romana. Da accordi Napoli prenderà su carta 500 tonnellate anche se, al momento, la disponibilità è limitata a sole 200.

Questo sistema parcellizzato sconta mille problemi: impianti che vanno in manutenzione, riduzioni dei quantitativi accolti per contingenze locali, problemi vari inceppano costantemente il sistema che, grazie a un Piano Rifiuti regionale non adeguato, soffre una cronica carenza di impiantistica.

In assenza del coraggio da parte dell’Amministrazione comunale romana di indicare luoghi e impianti da costruire – in cinque anni, la casella realizzazioni segna zero spaccato – e di quello della Regione di correggere il Piano rifiuti, la soluzione, dopo aver reso a spezzatino i rifiuti capitolini è quella di tornare all’antico.

Per evitare settembre (e ottobre) nel caos con riflessi immediati sulle elezioni comunali, Ama ha richiesto al prefetto, Matteo Piantedosi, la riapertura delle discariche di Colleferro, Roccasecca e Guidonia, oltre all’attivazione del Tmb della Ambiente Guidonia (gruppo Cerroni). Di traverso, ovviamente, il sindaco di Guidonia, Michel Barbet, la cui co-militanza nei 5Stelle non gli impedisce di dire no ai rifiuti romani.

La Regione tuttavia ha anche specificato ad Ama che quattro lotti (su 5) della gara fatta da Invitalia sono stati assegnati e che, accelerando la documentazione, si può partire prima del prossimo anno.

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